Viene dal Commissario UE francese per gli affari economici Pierre Moscovici l’ancora di salvataggio per il governo italiano, in termini di massima disponibilità e flessibilità, al compromesso politico sulla difficile situazione dei conti pubblici.

Ma anche bacchettate sulle ‘fragilità strutturali che conosciamo’, volgendo lo sguardo agli impegni sui vincoli di bilancio per il 2018.

Italia nel mirino se si considera che la crescita si attesta a circa l’1% nel 2017 e 2018, la più bassa dell’eurozona (1,7% del Pil in media) e dell’UE a 28(1,9%). Tutto questo nonostante ia grande fiducia e gli incentivi profusi dalla Bce di Mario Draghi che, di fatto, avrebbero avuto un ruolo importante sulla ripresa per circa 1,3% di Pil.

Viene segnalata la mancata riduzione del maxi debito pubblico. A tal proposito la Commissione intravede un lavoro macchinoso e lento nella gestione dei crediti deteriorati. Buona parte degli effetti negativi sono da attribuirsi ad una instabilità politica di fondo, che ha ha ripercussioni inevitabili sull’economia del paese.

“Marginale”, invece, risulta il miglioramento sul fronte disoccupazione che si attesta sull’11,5% nel 2017 e resta al 11,3% per il 2018. Presto una manovrina dello 0.2% del Pil, ha annunciato Moscovici rassicurando Roma, elaborata dal Ministro Padoan che interesserà, nella fattispecie, gli squilibri macroeconomici e il debito pubblico.

Massima rassicurazione da parte della Commissione anche sul tema degli investimenti, che in fase di approvazione di bilancio, Roma, aveva promesso sarebbero stati evidentemente di gran lunga superiori a ciò che poi si sono rivelati essere.

Nell’ordine di una giusta politica di amministrazione e di investimento il ministro dell’Economia G7 ha assicurato impegno per una rapida riduzione dei crediti deteriorati a “livelli fisiologici”.

 

 

 

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