Brasilia l'assalto
Brasilia l'assalto

Brasilia – Le forze dell’ordine retrocedono non appena la folla incalza ed attacca come può. Uno scenario d’altri tempi tempi a cui si assiste in Brasile. Sassi, bastoni, pietre e bottiglie incendiarie, sono queste le armi del popolo. Per contro una quasi immediata presa di coscienza e ritirata da parte dell’esercito,  fino a quando qualcuno inizia a gridare e a chiedere aiuto, molti si accorgono che ci sono due persone ferite a terra. Colpite da proiettili. Veri. Di piombo. Qualcuno chiama i soccorsi, arrivano le prime ambulanze mentre i vigili del fuoco sono già in azione attorno e dentro il ministero dell’Agricoltura dove sono divampati degli incendi. Ma il fuoco ha attecchito anche quello della Sicurezza sociale e altri sette palazzi sono stati devastati.

Siamo a Brasilia, capitale politica del Brasile, teatro di una violenta battaglia tra 100 mila manifestanti e 5 mila poliziotti. Ci sono almeno 5 persone colpite da armi da fuoco. Tra questi un ambulante che si trovava nella zona e che non partecipava alla protesta. Un colpo di pistola gli ha attraversato la faccia all’altezza della mascella. Altre 44 risultano ferite, con tagli al volto, alle mani, alle braccia, sul corpo. Otto poliziotti sono stati ricoverati con ferite e contusioni. Il presidente del Brasile ha mobilitato l’esercito: 1500 soldati  e 200 marines sono stati chiamati a difesa di tutti gli edifici pubblici e governativi fino al 31 maggio.

Ma il sindaco ha detto di essersi solo consultato con il Capo dello Stato e ha giudicato “eccessiva” la misura.

Incastrato da una registrazione audio nella quale si sente chiaramente che acconsente il pagamento di alcune tangenti, il presidente Michel Temer cerca di resistere ad una pressione sempre più vasta che chiede le sue dimissioni.

Il Tribunale Supremo Federale, la massima istanza giuridica che valuta l’azione penale nei confronti delle alte autorità istituzionali, ha deciso di incriminarlo per tre gravi reati: corruzione passiva, intralcio alla giustizia e associazione a delinquere. Temer ha negato il suo coinvolgimento nell’ennesimo episodio di corruzione e ha rifiutato di dimettersi.

Convocato dai sindacati e dai partiti di opposizione con lo slogan “Fuori Temer, occupiamo Brasilia”, il corteo si è snodato per le vie della capital. Un folto gruppo di manifestanti si è diretto verso la zona dove sorgono i ministeri e il Congresso.

La magistratura ha deciso di avviare sette indagini. Sull’uso delle armi da parte degli agenti e sulle devastazioni.
Il clima è tesissimo. Il governo rischia di cadere da un momento all’altro.

 

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