Matteo Renzi, Tiziano Renzi, caso Consip
Matteo Renzi, Tiziano Renzi, caso Consip
 “Se si vuole risolvere il problema si approvi la legge” tuona Orlando.

Se si vuole risolvere il problema della diffusione di intercettazioni penalmente irrilevanti bisogna approvare al più presto la legge sulle intercettazioni che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha messo a punto da circa tre anni. Lo sostiene il Guardasigilli a proposito del Caso Consip e dello scontro tra procure che ha portato Napoli a indagare su vicende nelle quali è stato coinvolto Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd tramite registrazioni non consentite per quel tipo di reati. “Se si vuole risolvere il problema si approvi la legge”, ha detto Orlando.

“Non esiste la certezza che non uscirebbe più nulla, ma la mia legge limiterebbe il rischio”, tuona Orlando.

Il Ministro sostiene che la telefonata tra Matteo e Tiziano Renzi “non doveva stare sul giornale perché non ha alcuna rilevanza penale. Quindi non doveva stare neppure tra gli atti processuali. E mi sono ancor più sorpreso che, non essendoci, fosse stata diffusa. Per questo è necessario fare la massima chiarezza. Il problema è evitare le fughe. Intervenire sulla pubblicazione diventa complicato nell’epoca di internet.La Costituzione autorizza a entrare nella corrispondenza personale in funzione di finalità previste dalla legge, non per dare valutazioni morali o fare analisi socio- culturali. Le intercettazioni servono per fare i processi, i processi per accertare dei fatti, ma quella telefonata no. Un figlio che dice al padre di rispondere in modo corretto non è un fatto di rilevanza penale. In connessione con altre conversazioni potrebbe assumere un altro significato, ma proprio questa considerazione ci fa capire quanto sia arbitraria e fuorviante la pubblicazione di singoli stralci”.

Sulle parole del presidente del Pd Matteo Orfini, che ha definito la vicenda un “attentato alla democrazia”, Orlando è stato prudente: “Nessuno può negare che ci siano stati fatti molto gravi su cui bisogna accettare le responsabilità. Se però si hanno elementi stringenti per parlare di una regia unica di fatti avvenuti in contesti diversi e se si ritiene che questa azione sia finalizzata a destabilizzare la democrazia, allora bisogna essere conseguenti, si devono investire le istituzioni e chiamare il popolo a una mobilitazione. Altrimenti si cade nel complottismo, un genere di cui di solito hanno fatto storicamente abuso le destre populiste”.

Orlando spiega che si prepara a inviare gli ispettori del ministero a Napoli e a Roma: “Quando si ravvisa una possibile irregolarità il primo passo è l’avvio degli accertamenti preliminari. Qualora dimostrassero elementi concreti si prosegue con l’invio degli ispettori. L’eventuale azione disciplinare è all’esito del loro lavoro. È molto probabile che in alcune di queste vicende gli accertamenti preliminari porteranno alle fasi successive”.

Il ministro conclude che sul ddl Intercettazioni sarà necessario porre la fiducia  perché”una qualunque modifica al testo, possibile con i voti segreti, lo rimanderebbe al Senato, e quindi, dato lo stato avanzato della legislatura, a un nulla di fatto”.

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